mercoledì, 11 novembre 2009
Da www.minimumfax.com 
http://www.minimumfax.com/newsletter.asp?newsletterID=86&nl=1
 
I consigli di lettura di Giorgio Vasta*
 
Ogni volta che leggo un libro, dopo un poco che l’ho letto il libro si trasforma. Non si tratta di un fenomeno eccezionale, succede a tutti, è una consunzione-evoluzione fisiologica, la metamorfosi di una percezione. Il libro si trasforma e dirama, riverbera costruendo connessioni rampicanti. Chiaramente questa metamorfosi non riguarda l’oggetto, il parallelepipedo di carta (che se ne resta sereno e intatto sul suo scaffale), ma la forma interna che la lettura di quel libro ha generato. Perché i libri letti (e forse non soltanto quelli letti) si disarticolano, si scompaginano, si piegano e si squagliano, sono come dei barbapapà in continuo mutamento dentro la nostra testa o, più spesso, dentro la nostra pancia.

Quello che segue è un elenco di libri trasformati, letti in tempi diversi e ancora presenti, in forme a volte anomale, dentro la mia percezione. Libri che poco a poco rivelano i loro materiali costitutivi, la loro forma grezza, e che si collegano ad altri libri e ad altre immagini.

Esemplare, in questo senso, perché fondato su una razionale caleidoscopia, è Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia. L’ha scritto Dario Voltolini e l’ha pubblicato Fandango nel 2006. Le scimmie è un nastro di scrittura lungo circa trentasette metri, una produzione di parole che non semplicemente si allunga ma soprattutto si allarga, una storia che non si costringe dentro stretti obblighi di trama, una lettura che dà un senso di libertà delle parole (ben diverso dalle parole in libertà). Questo libro mi fa venire in mente il pongo, più esattamente certi caroselli della televisione italiana degli anni Settanta, quelli in cui da un grumo originario di plastilina si generavano in successione teste e corpi, animali e macchine, strutture morbide e screziate sulle quali era ancora percepibile il lavoro dei polpastrelli. Nel libro di Voltolini le frasi sono fatte di pongo e ognuna, in legame moltiplicatorio con le altre, crea immagini e ogni immagine è stupore intelligenza e piacere.

Da poco ho letto Maschio adulto solitario di Cosimo Argentina, pubblicato da Manni ad aprile del 2008. È un libro da subito prepotente, perentorio, con un protagonista, Dànilo Colombia, che è un picaro della disperazione, un calimero mannaro che attraversa furibondo Taranto Bari e la Brianza, una figura increspata e irritabile che emerge dalla sua stessa forma, procede impetuosa e spaccona, sbatte contro ogni cosa senza mai riuscire a sfondare niente, e allora Dànilo si riempie di rabbia perché la sua trama lo calpesta e le soluzioni immaginate sono sistematicamente autodistruzioni e non resta altro che sognare di divorare e di essere divorati mentre la storia, la storia di ognuno, intorno, è sempre e solo cenere.

La casa editrice Gaffi ha pubblicato Cagnanza e padronanza di Peppe Fiore. Sono dieci racconti. Se costruire frasi è l’artigianato di chi scrive, a me piacerebbe capire in che modo lavora Peppe Fiore, da dove proviene la sua gioia dell’alfabeto. Perché ogni frase di ognuno di questi dieci racconti, sfruttando il meccanismo elementare dell’associazione sostantivo-aggettivo e nutrendosi di una sintassi tentacolare, ha la capacità di aggiungere e contemporaneamente togliere un po’ di senso alle cose. Ma soprattutto in questo libro il linguaggio si fa invasione continua dilatando così la nostra percezione del mondo. Che poi, in sostanza, è quello che chiedo alla scrittura.

C’è un libro che periodicamente riprendo in mano. Non lo rileggo per intero, solo brani sparsi. È Jakob von Gunten di Robert Walser (pubblicato da Adelphi). L’avevo letto una quindicina d’anni fa e avevo pensato che fosse un libro per imparare ad andarsene. Andarsene via dagli altri, dai gruppi, dalle scuole, da tutto ciò che per un po’ di tempo si è condiviso. Ma senza rabbia, senza polemiche. Come in ogni altro libro di Walser le parole sono solidi elementari e servono a edificare i discorsi di Jakob, la sua asciutta impietosa meravigliosa pedanteria, i castelletti di senso che edifica nel corso di tutto il romanzo, anche goffi e comici, anche grotteschi, ma comunque piccole fortezze friabili, consapevolmente fallaci, messe in piedi per crollare e lasciare lo spazio utile ad andare via. Jakob von Gunten è un manuale di istruzioni per la fuga, per una fuga lenta ma sempre improvvisa imprudente e irrevocabile, un breve prontuario per un buon uso della diserzione. Senza mai specificare quale sia esattamente la meta di questa fuga, perché una meta esatta non c’è, c’è soltanto il raccogliersi nella forma della corsa e cominciare a correre.

E poi, per concludere, c’è un libro bellissimo e semicancellato, di quelli che nella migliore delle ipotesi si recupera vagando per una libreria del circuito remainder. È molto breve, una quindicina di pagine di testo effettivo, è stato scritto da Hugo von Hofmannsthal e si intitola Lettera di Lord Chandos. Nel 1902 von Hofmannsthal si mette nei panni del giovane Lord Chandos che scrive a Francis Bacon per raccontargli di essere precipitato in uno smarrimento linguistico dal quale pensa di non poter più venire fuori. La sua esperienza è quella di qualcuno per il quale le parole sono diventate cieche, non riescono più a vedere le cose, il mondo, brancolano per un poco e poi si fermano, si dimettono da se stesse. Su tutto incombe quella possibilità intrinseca allo scrivere, quella sorellastra impressionante e ininterrottamente presente, che è il non scrivere più. In quindici pagine lo sgomento calmo, la malinconia ultima e definitiva di fronte a ciò che è perduto e che perduto rimane. Von Hofmannsthal fa cominciare il Novecento letterario con una consapevolezza profonda, la stessa che innerverà gran parte delle scritture del ventesimo secolo: noi siamo gli artefici e, insieme, i sabotatori.

E questo, tutt’altro che un infortunio dell’invenzione, è il suo compimento. Il nodo nel quale la narrativa contemporanea, ancora, soffoca e respira.
 
 
* Giorgio Vasta è nato a Palermo nel 1970. Editor e consulente editoriale, insegna scrittura narrativa presso diversi istituti tra i quali la Scuola Holden e lo IED di Torino. Dal 1999 è stato curatore e poi direttore della collana di saggistica Holden Maps di Rizzoli. Ha collaborato come editorialista alla trasmissione Atlantis (Radio2 Rai) e fa parte della redazione di Nazione indiana. È ideatore e coautore di NIC. Narrazioni In Corso. Laboratorio a fumetti sul raccontare storie (Holden Maps/Rizzoli, 2005).Ha curato l'antologia di racconti Deandreide. Storie e personaggi di Fabrizio De André in quattordici racconti di scrittori italiani (Bur 2006) e nel 2007, con Edoardo Novelli, il libro fotografico di Alberto Negrin Niente resterà pulito. Il racconto della nostra storia in quarant'anni di scritte e manifesti politici(Bur). Un suo intervento è stato pubblicato nel volume Best off 2006, un altro nell'antologia I persecutori (Transeuropa 2007) e uno in Voi siete qui (minimum fax 2007).Il suo primo romanzo è Il tempo materiale, edito da minimum fax nel 2008 e candidato al Premio Strega 2009, e sempre per minimum fax ha curato l'antologia Anteprima Nazionale, edito nel 2009.
postato da: biribolina alle ore 13:41 | Permalink | commenti
categoria:libri e letture
lunedì, 09 novembre 2009

Finalmente ce l'ho fatta, mi sono registrata di nuovo!
Quindi un grande bacio a tutti, e ci vediamo l'11!
 

postato da: EvaPorata alle ore 19:46 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 09 novembre 2009
“Una volta stabilita questa disperazione,
visto che continuavo a esistere,
bisognava che me la sbrogliassi sulla terra nel miglior modo possibile,
vale a dire,
fare ciò che mi piaceva”.

(S. de Beauvoir)
postato da: biribolina alle ore 12:54 | Permalink | commenti (3)
categoria:libri e letture
mercoledì, 04 novembre 2009
Ogni tanto riprendo il proposito di divulgare come posso quanto scritto dalla mia adorata Simone!
 

“Io andavo fino al fondo dei miei sentimenti, delle mie idee, delle mie imprese; non prendevo niente alla leggera, e come nella mia prima infanzia volevo che tutto nella mia vita fosse giustificato da una sorta di necessità. Questa ostinazione, me ne rendevo conto, mi privava di certe qualità, ma non pensavo neanche lontanamente a rinunciarvi. La mia serietà era tutta me stessa, e tenevo enormemente a me stessa”.
 
(Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene)
postato da: biribolina alle ore 18:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:libri e letture
martedì, 03 novembre 2009
Qualcosa si muove.
Forse.
Voglio uno Stato Laico.
Laicità.
Che bella parola.
Mi piace come la parola Pace.
Vorrei una bandiera da appendere al balcone
con scritto
L.A.I.C.I.T.A'. 

 
da www.repubblica.it di oggi 3.11.2009 http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato ragione ad una cittadina italiana che nel 2002 aveva chiesto all'istituto frequentato dai figli di togliere il simbolo

Strasburgo, no al crocifisso in aula
Il governo annuncia il ricorso

STRASBURGO - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un'istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano annuncia il ricorso contro la decisione di Strasburgo. In caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva tra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. A partire dal ministro Gelmini che parla di tradizioni italiane offese. Più cauto il Vaticano che si trincera dietro un temporaneo no comment.

Risarcimento per la donna che ha denunciato. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

La decisione della Corte europea. I sette giudici della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni, in particolare se appartengono a "minoranze religiose" o gli atei.

Le reazioni. In attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza, arriva la prima levata di scudi da parte del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione". Poi l'affondo a Strasburgo: "Nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità".

Sulla stessa linea il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia: "Non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica". Per il leader del'Udc Rocco Buttiglione si tratta di "una decisione aberrante da respingere con fermezza". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si dice "estererrefatto per una sentenza che considero folle". E' cauta, invece, la reazione del Vaticano: "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.

E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana". Per il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani "un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto".

Esprime soddisfazione il presidente dell'Unione musulmani d'Italia Adel Smith, protagonista, qualche anno fa, di un episodio analogo a quello della donna finlandese: "Una sentenza così era inevitabile, perché in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre religioni esibendo un simbolo di una determinata confessione".

I precedenti in Italia e Spagna. L'ultimo round dell'annosa polemica sui crocifissi a scuola si era chiuso a febbraio, con una sentenza della Cassazione. In quell'occasione la Corte aveva annullato una condanna per interruzione di pubblico ufficio nei confronti del giudice Luigi Tosti, che aveva rifiutato di celebrare udienze in un'alula dove era affisso un crocifisso. La questione non coinvolge solo il nostro Paese. Duri scontri tra Stato e vescovi sono avvenuti anche in Spagna nel novembre dello scorso anno, in seguito a una decisione di un giudice di Valladolid di far rimuovere tutti i simboli cattolici da una scuola.
postato da: biribolina alle ore 15:30 | Permalink | commenti (9)
categoria:cosa succede
lunedì, 02 novembre 2009
Non sto pensando a niente

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita.
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente.

(F. Pessoa)

 
Ora che seguo un corso di training autogeno credo che questa poesia di Pessoa potrebbe essermi utile come tecnica di rilassamento, mentre mi immagino nella mia vasca da bagno, acqua calda con le bolle, e i pensieri che scivolano dai capelli fino a sparire giù.  
postato da: biribolina alle ore 19:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:libri e letture
giovedì, 29 ottobre 2009

Mostra Fotografica di LUCA VOLTAN

dal 27 Ottobre al 27 Novembre 2009

La Cantina del Gufo Via Santa Lucia, 91 PADOVA



Mostra Fotografica di Luca Voltan


 
Luca Voltan

Nasce in Italia il 27 ottobre 1966, senza conservanti (purtroppo).
Fisicamente vive a Padova, mentalmente è sempre in viaggio.
Per realizzare le sue fotografie utilizza:
Canon 30D and Canon 350D
. Canon 18/55mm Canon 17/85mm Canon 70/300mm.


Mostra Fotografica di Luca Voltan
 
“Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. E’ un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità; è un modo di vivere.”
(Henri Cartier – Bresson)
postato da: biribolina alle ore 10:58 | Permalink | commenti (8)
categoria:punti di vista, cosa succede, produzione artistica
venerdì, 23 ottobre 2009
Ecco la recensione che ho scritto per Segnali di Ottobre!

Titolo: Tu più di chiunque altro
Autore: Miranda July
Traduzione: Delfina Vezzoli
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2007
Numero di pagine: 173
Prezzo di copertina: 15 euro
 
 
Qualche anno fa di Miranda July è uscito il film “Me and You and Everyone We Know”. Un paio di anni fa , Miranda July ha messo insieme questa raccolta di racconti.
Di solito non sopporto gli artisti che fanno troppe cose insieme, mi fa pensare, banalmente, che se fanno tutto è perché non sanno fare nulla. E Miranda July, a mio parere, i film li sa fare, dunque, secondo la mia teoria, non può saper anche scrivere. Invece la novità è che Miranda July sa scrivere.
Di questi sedici racconti forse non tutti vi faranno saltare sulla sedia per la loro bellezza, anzi, ne sono convinta. Però almeno quattro o cinque di questi vi faranno ridere e commuovere anche a distanza di giorni. Penserete al cagnolino scappato e alla ragazza che cerca di acchiapparlo e dopo vari tentativi falliti lo lascia andare e pensa “Vivi il sogno Patata!”, e riderete ancora.
 
A volte le storie di questa raccolta sono un po’ fragili e zoppicano, ma sono tenute su da una scrittura che sa catturare in ogni parola un po’ di stupore. La scrittura di Miranda July è speciale perché racconta storie piccole e mai banali, non dà lezioni né giudizi, non spiega qui ci sta il male e qui il bene, non le importa niente di costruire confini, sembra che nemmeno li veda, i confini. Il mondo che ci racconta è abitato da persone diverse ma tutte queste persone vivono ai margini, seppure ai margini di un confine che lei stessa non vede o non vuole vedere. La scrittura di Miranda July racconta il mondo attraverso i suoi occhi, i suoi occhi enormi, azzurri e stralunati. 
 
“Non siamo gente che acquista cacao solubile, non ci perdiamo in chiacchiere inutili, non compriamo le cartoline della Hallmark e non crediamo nei rituali della Hallmark, come il giorno di San Valentino e i matrimoni. In generale, cerchiamo di evitare le cose futili e optiamo per quelle importanti. Le tre cose importanti in cima alla nostra lista sono: il buddhismo, mangiare sano, e il panorama interiore. Il taglio di capelli rientra nella stessa categoria del taglio delle unghie delle mani e dei piedi, che a sua volta rientra nella categoria della tosatura del prato. Noi non crediamo nella tosatura del prato: lo facciamo solo per evitare inutili discussioni con i vicini”.
Da “Mon Plaisir”.
 
postato da: biribolina alle ore 11:41 | Permalink | commenti
categoria:critica letteraria
mercoledì, 21 ottobre 2009

"Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande,
che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta."

(R.M. Rilke)

postato da: biribolina alle ore 14:18 | Permalink | commenti
categoria:punti di vista, libri e letture
mercoledì, 14 ottobre 2009
Un'altra striscia dei Peanuts

Charlie Brown: "alcuni filosofi dicono che dovremmo vivere come se fosse sempre l'ultimo giorno."
Lucy: "aughhhh! aughhhh! è l'ultimo giorno! aiuto!!!! aiuto!!!!"
Charlie Brown: "certi filosofi non sono per tutti."
postato da: biribolina alle ore 10:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:punti di vista, peanuts